Riflessioni sui Poteri Sociali
Il potere politico, insieme al potere ideologico e al potere economico, è un potere sociale.
Autore: Flaminia Ferrone
Con il sostantivo “potere” possiamo intendere la capacità e possibilità oggettiva di agire e di fare qualcosa. Il potere è presente in ogni aspetto della vita sociale, dai rapporti privati a quelli pubblici, ma il campo nel quale raggiunge la sua massima estensione è senz’altro la politica, giacché attraverso di essa si stabiliscono le regole della vita sociale e si prendono decisioni che, nella forma di leggi, devono essere rispettate da tutti. Non a caso, quando nel linguaggio corrente si usa il termine potere, senza farlo seguire da alcun aggettivo, ci si riferisce al potere politico, cioè al potere dello Stato.
Il potere politico, insieme al potere ideologico e al potere economico, è un potere sociale. Questo termine indica la capacità di influenzare il comportamento di altri individui e si distingue nelle tre forme precedentemente accennate in base al mezzo utilizzato per raggiungere lo scopo.
Infatti, il potere ideologico è quello che si avvale del possesso di certe forme di sapere, di conoscenze, di dottrine filosofiche o religiose per esercitare un’azione di influenza sui membri di un gruppo; il potere economico si avvale del possesso di certi beni, necessari o percepiti come tali in una situazione di scarsità, per indurre coloro che non li posseggono a seguire una determinata condotta; mentre il potere politico è quello che per imporre la propria volontà può ricorrere, sia pure come ultima risorsa, alla forza e alla coercizione fisica.
Non risale alle società dell’antichità o medievali, però, la distinzione tra le specie di potere, che spesso si cumulavano in capo a medesimi soggetti. Solamente con l’era moderna, infatti, si è realizzato un processo di affermazione dell’autonomia del potere politico, così da impedire che soggetti privati utilizzassero una combinazione tra le altre due forme di potere sociale e la forza per prevaricare sugli altri.
Perciò l’uso della forza viene progressivamente concentrato in un’istanza unitaria, a cui è riservato il compito di assicurare la pacifica coesistenza degli individui e dei gruppi in una determinata società: lo Stato.
Il potere politico, dunque, è quella specie di potere sociale che permette a chi lo detiene di imporre la propria volontà ricorrendo alla forza legittima. Parlando del potere politico, però, si rischia di confondere ed utilizzare come sinonimi due termini che in realtà sono quasi in contrapposizione tra loro: comandare e governare.
Governare, infatti, significa dirigere, guidare, condurre in genere, mentre comandare significa ordinare, imporre di fare una cosa. Essendo il nostro Paese basato sulla sovranità popolare, coloro che esercitano il potere politico sono (o dovrebbero essere) diretta espressione delle preferenze della maggioranza dei cittadini e hanno il ruolo di guidare il Paese secondo norme che rispecchiano e sono condivisibili da tutto il popolo. Coloro che, dunque, sono al governo non possono e non devono comandare, bensì governare, non imporre decisioni basate su ideologie personali, ma cercare la strada migliore per consentire l’emancipazione dell’intero Paese a seconda delle necessità dello stesso.
Eppure, in questo modo può sorgere un dubbio: colui che detiene il potere col fine di servire il popolo, rischia di andare incontro ad un processo di annullamento della propria personalità?
La verità è che l’individuo che detiene il potere deve (o se preferite utilizzare il condizionale dovrebbe) essere una guida, un leader, non deve comandare, diventando così un burattinaio, ma non può neanche permettersi di diventare una marionetta nelle mani delle masse.
Infatti, le masse intese come raggruppamenti di persone che condividono lo stesso punto di vista in merito ad un’opinione, non hanno propriamente una personalità. Non può una collettività avere un’identità personale, perché si andrebbe incontro ad un paradosso. La massa in sé, quindi, non esiste, esiste un insieme di individualità prive di idee e dunque spersonalizzate, a capo del quale si pongono altre individualità più forti e determinate.
Per questo motivo, l’individuo che, detenendo il potere politico, si rende schiavo delle masse, sta solamente affidando la propria autorità non ad un gruppo di persone, ma ad un altro singolo, nel tentativo di evitare le proprie responsabilità personali. Coloro che governano, perciò, devono essere influenzati dal volere popolare, ma non condizionati da esso, devono, cioè, pensare al bene del popolo di cui sono i rappresentanti senza, però, mettere da parte e annullare le proprie opinioni.