Dal Demogorgo medievale al Demogorgone di Stranger Things
Il Demogorgone non nasce con Netflix: nasce nel Medioevo, periodo segnato da una profonda paura dell'ignoto e dall'innato bisogno umano di dare un nome a ciò che si trova dietro la realtà.
Autore: Nathan Puglia
Il Demogorgone non nasce con Netflix: nasce nel Medioevo, periodo segnato da una profonda paura dell'ignoto e dall'innato bisogno umano di dare un nome a ciò che si trova dietro la realtà.
Quando nel 2016 Stranger Things portò sullo schermo il mostro interdimensionale chiamato Demogorgone, molti pensarono che fosse un'invenzione completamente nuova. In realtà, quel nome affonda le sue radici in una tradizione letteraria lunga secoli, che coinvolge Giovanni Boccaccio, autori rinascimentali come Ariosto, poeti epici come Spenser e il titanico John Milton.
Il Demogorgone non nasce, dunque, con Netflix: nasce nel Medioevo, periodo segnato da una profonda paura dell'ignoto e dall'innato bisogno umano di dare un nome a ciò che si trova dietro la realtà.
IL DEMOGORGO DI BOCCACCIO: UN'ENTITÀ PRIMORDIALE E IMPRONUNCIABILE
La prima attestazione importante del Demogorgone compare nella Genealogia deorum gentilium (circa 1360) di Giovanni Boccaccio. Ed è qui che il nome assume per la prima volta un'aura di mistero assoluto.
Per Boccaccio, il Demogorgo non è un dio tra gli altri, né un mostro con una forma definita. È un'entità primigenia, celata, remota, quasi un segreto cosmico che gli antichi tenevano nascosto. Egli non ha un volto, né un luogo fisico. A tale figura viene ricondotto il caos, motivo per cui, secondo la tradizione, gli déi lo relegarono in una sottospecie di dimensione parallela.
Boccaccio suggerisce che il suo nome fosse addirittura proibito, tanto da non poter essere pronunciato. Una figura concettuale, più che divina: la personificazione del "prima di tutto". In altre parole, in quest'ottica, il Demogorgo non è altro ciò che non può essere spiegato a parole. Una sorta di abisso teologico.
DALL'ITALIA ALL'EUROPA: ARIOSTO, SPENSER E MILTON
Questa idea si diffonde rapidamente nella cultura europea, e il Demogorgo diventa un simbolo della paura dell'ignoto, dell'energia oscura alla base del mondo.
Ariosto - Orlando Furioso
Nel Furioso, Ariosto cita il Demogorgo come una presenza remota e terribile, associata ai poteri inferi, usato per dare profondità e potenza a momenti di magia e invocazioni occulte.
Edmund Spenser - The Faerie Queene
Spenser lo colloca nelle viscere della realtà, come una divinità nascosta che governa le strutture dell'universo. Non appare mai in scena, proprio perché la sua natura è troppo grande, troppo antica per essere visibile.
John Milton - Paradise Lost
Milton, infine, spinge questa visione ancor più in là: il Demogorgo, infatti, è citato come presenza cosmica, connessa agli abissi infernali. È evocato come un nome di potere oscuro, qualcosa che appartiene alle radici stesse della creazione e della morte.
IL DEMOGORGON DI STRANGER THINGS: IL RITORNO DELL'INDICIBILE
Quando gli sceneggiatori di Stranger Things decidono di chiamare "Demogorgone" il primo mostro che appare nella serie, dunque, non stanno semplicemente adattando la creatura medievale, ai fini televisivi; stanno bensì evocando un vero e proprio immaginario culturale, capace di modellare la vita e le credenze degli individui per secoli.
Tale paradigma è riscontrabile nella natura stessa della creatura che appare sugli schermi di milioni di spettatori, dal 2016 a oggi. Il Demogorgone nella serie, d'altronde, è sì corporeo e mostruoso, ma proviene dal Sottosopra, ossia una dimensione parallela, remota e quasi inaccessibile, fatta di caos e disperazione. Il mondo parallelo in questione, sarebbe inaccessibile all'umano, se non fosse per la protagonista Undici, che con poteri soprannaturali riesce ad aprire un varco verso tale dimensione.
IL TABÙ DEL NOME: DA BOCCACCIO A VOLDEMORT
Un ulteriore elemento affascinante, sul quale vale la pena soffermarsi, è il tabù del nome. Fin da Boccaccio, infatti, il Demogorgo viene descritto come un nome che non dovrebbe essere pronunciato: una parola pericolosa, carica di un potere oscuro, capace di evocare il caos primordiale. Non è soltanto un termine, ma un'identità che incute timore proprio perché si affaccia su ciò che è inattingibile e proibito.
Questa idea attraversa i secoli e arriva fino alla cultura pop contemporanea. Il caso più noto è quello di Harry Potter, dove Voldemort diventa "Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato": il suo nome è un tabù sociale e psicologico, perché pronunciarlo significa infrangere un confine, evocare la sua presenza, riconoscere apertamente la minaccia.
Il meccanismo all'opera è quello della onomaturgia, la "magia del nome": dare un nome al terrore significa renderlo concreto, tangibile... e quindi ancora più spaventoso. Eppure, come ricorda Albus Silente, "la paura di un nome aumenta solo la paura della cosa stessa": il divieto di nominare non fa che amplificare l'ombra di ciò che resta nell'indicibile.