Questo Fantasma
Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’Opera del Maestro Alberto Ticconi dal Titolo “Questo Fantasma”, opera teatrale in tre atti.
Autore: Alberto Ticconi
Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’Opera del Maestro Alberto Ticconi dal Titolo “Questo Fantasma”, opera teatrale in tre atti.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’Opera del Maestro Alberto Ticconi dal Titolo “ Questo Fantasma”, opera teatrale in tre atti. Si tratta della rielaborazione e dell’adattamento dei tre atti unici “Una Guerra Per Amore”, sempre dello stesso autore.
La trama è semplice e ben costruita, nel solco sapiente della migliore tradizione teatrale italiana che va da Pirandello ad Eduardo De Filippo, per cui nulla anticiperò sul punto, mentre sento forte la necessità di spendere due parole sul “Sig. Ticconi” come lo chiamo io per averlo conosciuto molti anni fa per questioni “legali”.
Il “Sig. Ticconi” è simpatico, istrionico, ecclettico ed amante dell’Arte; dipinge, compone, canta, scrive, recita, ma soprattutto vive in armonia con i propri principi. Alberto è una brava persona, grondante di talento ed umanità ed a Lui sento di essere “spiritualmente” legato.
Ad Alberto va il mio personale ringraziamento, sperando che voglia condividere con noi Litigatori altre opere frutto della Sua arte.
QUESTO FANTASMA
di
Alberto Ticconi
Rielaborazione e Adattamento dai tre atti unici Una Guerra Per Amore (I.II.III)

La Pazzia, per Pirandello non è altro che una malattia sociale,
mentre per Eduardo è solo una condizione di vita.
Tuttavia Pirandello considera il Dramma della Parola
un’impossibilità nella comunicazione, che per Eduardo
è rigorosamente l’incapacità degli uomini a Comprendersi.
S.I.A.E. Ticcon Alberto, (101752)
Opera Cod. 928518°
Depositata il 15, 06,2017
PRESENTAZIONE
Titolo chiaramente allusivo all’opera del grande commediografo italiano Eduardo de Filippo, per gratitudine verso il grande apporto che egli ha saputo dare al teatro mondiale e all’autore. Quest’opera, nata come semplice adattamento dei tre atti unici di “Una guerra per amore” per uno spettacolo di saggio di fine anno, è, piano piano, diventata un’opera autonoma. Conserva chiaramente molte parti dei precedenti atti unici, ma sono come anagrammati, e inseriti in un contesto che ne cambia totalmente l’orizzonte e le ragioni formali.
Tutto ciò non solo nell’apparenza di alcune situazioni, ma anche e soprattutto nella sostanza “carnale” dei personaggi, chiaramente con i dovuti/voluti richiami “edoardiani” e pirandelliani, come poi è tipico anche della più matura letteratura teatrale del dopo guerra. Se il teatro maturo di De Filippo affonda il suo dito nel dolore dell’uomo, senza finzioni e senza compiacimenti neoromantici, e questa è la sua poderosa forza portante, o molla propulsiva, ciò è comunque totalmente avulso da ogni becero finto populismo dato che i personaggi non sono mai dei demagoghi.
Essi non hanno teorie proprie, anche i minori: Ci folgorano in questo le anime dannate di Questi Fantasmi. Hanno tutte un preciso centro gravitazionale umano e fenomenologico, che non consente deviazioni verso finte problematiche ideologiche e utopistiche. Sono, in fondo, le altre e vere facce del vero protagonista, “la verità esclusa”, e i personaggi non sono mai eroi, ma solo uomini, i quali vivono e vogliono vivere ad ogni costo, anche e soprattutto in mezzo agli altri uomini. E per questi eroi concreti.
Così i personaggi di questo lavoro: costellazione di facce reali e umane, anche se fantasiosamente devianti, per scaltrezza e per sopravvivenza, si agitano, ora fermi e spesso febbrilmente tremuli, alla ricerca di una verità che è tutta nella loro carne, non come materia ma come tangibile complesso esperienziale.
In quest’opera appare il surrealismo di “Non ti pago”, il rapporto padre figlio di “La fortuna con la F maiuscola”, il languore materno di “Filomena Marturano”, il sondaggio delle aberrazioni psico-mentali di “Ditegli sempre di sì” e, soprattutto, il salto situazionale di “Questi fantasmi”; il capolavoro in assoluto, la commedia italiana più bella dal dopo guerra, che nel 2016, ha compiuto ben settant’anni. Ma anche il teatro dell’assurdo di Ionesco e di tanti altri autori del dopoguerra.
Sessant’anni di grandissimo e illimitato successo nel cuore di chi ama veramente il teatro … “immortale quindi vero” e “vero quindi immortale”.