Lavoro: la tecnologia ce lo toglie o non sappiamo tenerlo?
Ogni innovazione ed ogni scelta che ne è conseguita ci hanno portato al qui e ora e, per quanto possa sembrare di trovarci in un periodo di involuzione della specie più che di evoluzione, ci troviamo semplicemente alle porte di una nuova era, con nuove opportunità che non per forza saranno peggiori di quelle passate.
Autore: Flaminia Ferrone
Ogni innovazione ed ogni scelta che ne è conseguita ci hanno portato al qui e ora e, per quanto possa sembrare di trovarci in un periodo di involuzione della specie più che di evoluzione, ci troviamo semplicemente alle porte di una nuova era, con nuove opportunità che non per forza saranno peggiori di quelle passate.
La nostra è la società degli eccessi, della pigrizia, dell’indolenza.
Nessuno, salvo poche e rare eccezioni, ha più voglia di impegnarsi, di faticare, studiare, lavorare. E perché farlo? Tanto ormai abbiamo tutta la conoscenza di cui abbiamo bisogno a portata di clic. Per quale assurdo motivo dovremmo sforzare le nostre piccole menti da tempo intorpidite, quando possiamo semplicemente e decisamente più velocemente utilizzare le informazioni fornite dal web?
Beh, considerando questa premessa, che senza alcun dubbio rispecchia il pensiero dei più, sembra assurdo constatare che uno dei problemi più discussi del momento riguardi l’influenza delle nuove tecnologie sulle mansioni e mestieri degli uomini. E’ un puro e semplice controsenso. Vorrei in primo luogo soffermarmi brevemente sulla questione appena sollevata per poi analizzare più nel dettaglio le cause che hanno portato a questa vera e propria ribellione.
Innanzitutto, l’innovazione è un elemento sempre stato presente nella storia dell’umanità, senza il quale non ci sarebbe stata alcuna evoluzione della specie umana. E si sa, l’evoluzione porta al cambiamento, attraverso un circolo che non può essere definito virtuoso o vizioso, ma che è sicuramente inevitabile. Le società più antiche basavano il proprio sostentamento, e di conseguenza le loro occupazioni, prevalentemente sull’agricoltura, sul commercio e sulla guerra, mentre già nel Medioevo la situazione inizia a cambiare: mutano le priorità, le possibilità e ci si apre a nuove occasioni di guadagno.
Ogni innovazione ed ogni scelta che ne è conseguita ci hanno portato al qui e ora e, per quanto possa sembrare di trovarci in un periodo di involuzione della specie più che di evoluzione, ci troviamo semplicemente alle porte di una nuova era, con nuove opportunità che non per forza saranno peggiori di quelle passate. Ciò che ha suscitato scalpore è la possibilità di essere sostituiti da macchine e automi a causa del recente e tutt’ora in corso progresso tecnologico. Però, non possiamo ignorare l’incoerenza di questo timore con i comportamenti di coloro che lo provano.
Al giorno d’oggi, nel tentativo di compiere il minor sforzo possibile, abbiamo iniziato a delegare il nostro lavoro ai dispositivi tecnologici e, più nello specifico, all’intelligenza artificiale. Crogiolandoci nella nostra accidia e nella presunzione di essere indispensabili, speciali, siamo finiti per consegnare volontariamente e consapevolmente il nostro lavoro alle macchine, continuando a prendercene il merito.
Non è la tecnologia a sottrarci le possibilità di lavoro, siamo noi ad offrirgliele su un piatto non d’argento, ma di oro puro. E quindi entriamo in crisi quando scopriamo che non siamo insostituibili, che una persona realizza se stessa per mezzo del proprio lavoro, che delegando siamo rimasti indietro in un mondo che corre sempre più veloce. E come reagiamo a tutto ciò? Restiamo… feriti? Delusi? No. Ci arrabbiamo.
Ma con chi dobbiamo prendercela? Il nostro ego, associato alle manie di protagonismo non ci consentono di ammettere l’errore. E allora perché non prendersela con la tecnologia? E’ più facile accusare il tentatore che ammettere di aver ceduto alla tentazione.
No?