Una Realtà Polarizzata
Si scende a compromessi quando si aderisce totalmente ad un’ideologia di cui si condividono solo alcuni valori
Autore: Flaminia Ferrone
Non esistono vie di mezzo. Raggiungere un compromesso è impossibile.
O almeno è questa la convinzione più diffusa all’interno della società odierna: qualsiasi cosa può essere esclusivamente bianca o nera, buona o cattiva, giusta o sbagliata, secondo un sistema di percezione della realtà dualistico e che rende lo schierarsi una necessità.
Rinnegare assolutamente la promiscuità o anche solo il relativismo dei valori, ritenere cioè di possedere l’unica verità oggettiva che per antonomasia è superiore a quella altrui, è in realtà il sintomo di una nuova epidemia sociale: la polarizzazione. Questo termine indica un processo psicologico e sociologico in cui le opinioni dei membri di un gruppo tendono a spostarsi verso posizioni estreme a partire da mere inclinazioni iniziali, per mezzo di una semplificazione della realtà in opposti inconciliabili, del tipo mors tua vita mea.
La polarizzazione, cioè, potrebbe essere definita come un estremismo inconsapevole.
Estremismo perché tende ad una radicalizzazione di quelle idee originariamente sostenute con moderazione da un individuo.
Inconsapevole perché non implica la cognizione né dell’irriducibilità attribuita alle proprie convinzioni (“io la penso così e non c’è niente al mondo che possa farmi cambiare idea”) né della stereotipizzazione che caratterizza le proprie argomentazioni (“io la penso così perché è scontato che sia così e se tu non la pensi come me è colpa di una tua deficienza cognitiva”)
La polarizzazione, infatti, non si compone solo di una spiccata ed assoluta convinzione della propria ragione, ma anche della negazione e denigrazione di qualsiasi ragione che si discosta, anche se minimamente, dalla propria. Una persona polarizzata non si limiterà a difendere strenuamente le proprie idee, ma cercherà di allontanare il più possibile qualsiasi persona che, con opinioni differenti, minaccia le proprie certezze, evitando così un confronto che potrebbe rivelarsi costruttivo per ambo le parti. L’alternativa al rifuggire il confronto, per questi individui, è quella di affrontarlo non con una predisposizione all’ascolto ed al dialogo, bensì con la mente chiusa, volta ad invalidare completamente le ideologie dell’interlocutore.
Eppure, la libertà di pensiero è un diritto, persino costituzionalmente garantito, che si basa sulla consapevolezza che l’emancipazione e l’evoluzione della specie umana derivino dal dialogo, il quale non sarebbe necessario se tutti avessimo gli stessi bisogni e le stesse convinzioni, e che tutela la facoltà di ciascuno di “dire la sua” senza essere aggredito verbalmente o addirittura fisicamente.
Ma allora perché capita di sentirsi in dovere di schierarsi, di percepire la realtà come un insieme di alleati o nemici? I motivi sono essenzialmente due, accomunati dalla necessità umana di ritenere di essere dalla parte della “ragione”.
In primo luogo abbiamo un ritorno al principio di autorità, ad un nuovo ipse dixit: attribuiamo ad un singolo individuo un insieme di valori e, di conseguenza, moduliamo le nostre idee a seconda di quelle dell’individuo scelto come punto di riferimento. Nello specifico, mediamente si tende a conferire un valore dispregiativo alla persona prescelta, acquisendo la logica del “Lo ha detto lui, pertanto farò il contrario, perché tutto quello che dice è sbagliato per il semplice fatto che lo crede lui”.
In secondo luogo, invece, troviamo l’inevitabile influenza dei social, i quali sono dotati di un algoritmo che ripropone esclusivamente contenuti che avvalorano le nostre idee, senza mai mostrarci un punto di vista differente, ottenendo così l’effetto di tenerci incollati allo schermo e di estremizzare le nostre convinzioni.
Il fenomeno della polarizzazione è riscontrabile soprattutto in ambito politico, contesto nel quale la priorità di fare il bene del Paese è stata rimpiazzata dalla volontà di vincere sugli avversari, ma ciò non esclude che abbia contaminato anche numerosi altri aspetti della nostra esistenza.
Eppure, attenuare gli estremismi e l’incomunicabilità derivanti dalla polarizzazione è ancora possibile: basta mettere in discussione il nostro modo di giudicare, interrogarsi sulle possibili semplificazioni della realtà che stiamo dipingendo nella nostra mente, aprirsi al dialogo e, soprattutto, informarsi. Quest’ultimo punto consiste nel risalire alle vere fonti del fenomeno preso in considerazione, senza limitarsi ad ascoltare e ripetere acriticamente e passivamente le impressioni formulate da altri individui, magari sui social (che sono utili per scoprire una notizia ma non per analizzarla), ma “toccando con mano”, cioè facendo delle ricerche volte alla formulazione di un pensiero indipendente da influenze esterne.
La polarizzazione ci porta a credere che il mondo sia scisso in due e che ciascuno di noi debba scegliere da che parte stare, che il compromesso non sia un’opzione; ma non è così.
Ideali diversi possono coesistere: non bisogna aderire obbligatoriamente e completamente ad una “fazione”, si possono condividere singoli ideali di differenti correnti di pensiero guardando la realtà attraverso un vero e proprio filtro intessuto dei propri personali valori e del proprio senso critico; anche nel caso in cui ci si identifichi completamente con una corrente di pensiero, inoltre, si può conservare quel rispetto nei confronti di ciò che è diverso da sé, necessario a preservare uno stato di convivenza civile.
Dopotutto, si scende a compromessi non quando si ammette la possibilità che un singolo individuo possa avere delle idee sostenute da due movimenti tra loro contrapposti, bensì quando si aderisce totalmente ad un’ideologia di cui si condividono solo alcuni valori.